Che l’Italia sia una delle mete di viaggio più scelte dai turisti di tutto il mondo è questione nota ormai da qualche decennio. L’affluenza di turisti, sia internazionali che italiani, nei territori della penisola ha continuato a crescere anche negli ultimi anni, incontrandosi presto con la crescente necessità delle famiglie di dotarsi di entrate aggiuntive rispetto al salario comune: ecco come sono nati gli affitti brevi.

Affitti brevi come funziona

Dopo aver maturato i meccanismi di funzionamento nei paesi nord-europei e negli Stati Uniti, molti siti internet appartenenti a quell’ambito che è stato definito “sharing economy” hanno messo radici anche nel fertile contesto italiano.

Il mondo degli affitti brevi per viaggiatori di passaggio e turisti si sta espandendo ad una velocità sorprendente, arrivando a riguardare una percentuale sempre più alta degli affitti complessivi. In particolar modo nelle grandi città d’arte, gli appartamenti interamente utilizzati come bed & breakfast, o le stanze messe in affitto per alcune settimane al mese per coprire le spese di affitto, sono dinamiche sempre più diffuse.

Senza un reale bisogno di permessi adeguati all’attività alberghiera o ricettiva, né una tassazione specifica, l’affitto breve attraverso portali di sharing economy o annunci diretti sui principali motori di ricerca commerciali è diventata un’attività sempre più redditizia. In alcune città europee il fenomeno degli affitti brevi ha raggiunto livelli di espansione tali da essere stato regolamentato dalle istituzioni in termini restrittivi, per il timore che l’affitto di massa per brevi periodi scuotesse il mercato immobiliare e la disponibilità abitativa in maniera eccessivamente violenta.

Guadagnare con affitti brevi

Una qualche forma di tassazione sugli utili ricavati con affitti brevi esiste in Italia solo dal 2017, quando il parlamento approvò un disegno di legge dedicato agli affitti brevi, ai bed and breakfast non registrati e alle attività ricettive e alberghiere fino a quel momento rimaste nelle zone grigie della legislazione nazionale.

Nonostante l’approvazione di un’aliquota al 21% sui ricavi da attività di locazione a breve termine, il settore ha continuato ad espandersi, così come l’ammontare dei ricavi da esso prodotti. L’utilizzo di piattaforme web dedicate agli affitti brevi, semplici da usare e spesso dalle tariffe molto convenienti, unito alla visibilità che social network e nuove forme di marketing permettono di ottenere, ha reso possibile la creazione di un’offerta di soluzioni variegata e a prezzi molto competitivi rispetto al settore alberghiero.

Rispetto alla locazione per lunghi periodi, certamente più stabile sul lungo periodo, ma meno remunerativa, affittare un appartamento o alcune stanze per alcuni giorni o settimane a persone di passaggio e spesso disposte a pagare profumatamente l’atmosfera autentica e confortevole di una vera casa, risulta un’opzione più conveniente e dalla più semplice gestione.

Se nelle grandi città d’arte è diffusa la pratica di affittare interi appartamenti ai turisti che in alta stagione vengono a visitarle, in molte altre città l’affitto breve si basa su di un pubblico diverso: lavoratori in trasferta, rappresentanti commerciali, studenti e ricercatori. Sono, quindi, molte e variegate le categorie di persone che cercano soluzioni ricettive flessibili e a buon mercato, senza dover rinunciare al comfort e alla qualità degli alloggi.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *