Il bilancio è un documento fondamentale per qualsiasi impresa, non solo perché è un obbligo di Legge, ma anche perché è indispensabile per conoscere a fondo la propria azienda.

Uno studio del Ministero per lo Sviluppo Economico ha stabilito che il 21% delle aziende fallite tra il 2005 e il 2015 avevano un bilancio mal redatto, non credibile o sbagliato. È un po’ come presentare un biglietto da visita sporco o con l’indirizzo errato: oggi il bilancio di un’azienda è la radiografia dell’azienda stessa. Grazie a questo documento, si capisce quanto guadagnano i soci o gli azionisti, quali sono i suoi punti di forza e quanto convenga o meno continuare a investire su quel determinato business.

Oggi la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese in Italia vive del proprio lavoro: stiamo parlando di una moltitudine di piccoli imprenditori, artigiani o liberi professionisti che con mille sacrifici hanno avviato la loro attività e, grazie a quello che sono riusciti a guadagnare, hanno fatto piccoli passi ogni anno per mantenersi dignitosamente sul mercato. Sono tantissimi e sono anche tra i migliori contribuenti del fisco italiano.

Definizione bilancio attivo

Il bilancio d’esercizio comprende tutti i documenti contabili che servono per attestare lo stato economico e finanziario di un’impresa, in un dato intervallo di tempo.

Ma ad oggi, quali sono i parametri che definiscono un’azienda sana, indipendentemente dalla propria grandezza o dal suo volume d’affari?

Per prima cosa, un’azienda è sana quando il suo bilancio presenta un conto economico attivo. Un bilancio in attivo, comporta la libertà di concludere altri investimenti: in quanto, l’attivo costituisce la prima fonte di autofinanziamento per l’azienda che vuole ampliarsi, oltre ad essere fonte di guadagno per soci e azionisti.

Oggi il cosiddetto dividendo, ovvero l’utile che viene suddiviso tra gli azionisti, è una questione che riguarda soprattutto le grandissime aziende che contano alcuni grandi azionisti e, una folla di piccoli proprietari di azioni per i quali, quell’investimento è una forma come un’altra di risparmio.

Tuttavia, quasi tutte le aziende medio piccole, con i loro soci, sanno che per stare sul mercato occorre investire: e il loro guadagno finirà pertanto dentro il conto economico dell’anno a venire alla voce investimenti.

Cosa fare per avere il bilancio in attivo

Quindi, come può badare a se stessa un’azienda che non vuole indebitarsi e non vuole bussare alle porte delle banche per prestiti o leasing?

La formula magica non esiste ma economisti sostengono che: quando un’azienda ha messo da parte una cifra tra il 20% e il 25% del proprio fatturato, e la rivaluta all’interno del business per creare nuovi prodotti, aprire nuovi mercati o assumere personale finalizzato a un ampliamento della linea di produzione; quasi certamente l’anno successivo si ritroverà con un conto economico in attivo e uno stato patrimoniale sicuramente più ricco.

Reinvestire è la parola chiave: purché lo si faccia in modo ragionato e non sconclusionato. Uno dei motivi più evidenti del fallimento di un business è quello di allargarsi o ampliarsi verso mercati che non si conoscono.

Spesso un’azienda, anche senza reinvestire, può mantenere il suo stato di salute, semplicemente rendendo più funzionale ed economico il proprio business.


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