Il cash flow, è uno dei temi più cari ai finanzialisti e soprattutto alle aziende che si rivolgono a figure come me. Nella mia esperienza ho purtroppo notato come il flusso di cassa sia sottovalutato se non accantonato. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Il flusso di cassa tradotto in italiano, è rappresentato dall’insieme delle entrate e delle uscite di cassa di un’azienda in un determinato intervallo temporale. Viene calcolato in modo piuttosto semplice: rappresenta infatti la differenza fra entrate e uscite della gestione caratteristica.

Cosa è il cash flow

Il cash flow è un valore assai rappresentativo, è in grado infatti di fornirci informazioni riguardo alla quantità di autofinanziamento alla quale l’azienda fa ricorso. Il flusso di cassa è anche indicativo della solidità nel breve periodo dell’azienda: con un cash flow positivo e superiore ad un certo importo, l’azienda ha disponibilità di una certa liquidità, con la quale si può definire solida e sicura nel breve termine.

Il flusso di cassa viene anche definito come l’ammontare delle risorse finanziarie nette generate da un’azienda in un certo periodo

Calcolare 

In precedenza abbiamo detto che il cash flow è dato dal risultato dellagestione caratteristica. Viene infatti calcolato sommando le componenti positive di reddito di un certo periodo, dal quale vengono poi sottratte quelle negative.

Differisce dall’utile d’esercizio, il quale viene calcolato facendo la differenza fra ricavi e costi dell’esercizio. Il cash flow infatti tratta di entrate e uscite generate nell’esercizio, e non di effettivo incasso, riscossione o pagamento.

Il cash flow differisce dunque dall’utile d’esercizio a causa delle dilazioni di pagamento: se un’azienda produce un bene e lo vende, ha ricevuto fattura dai fornitori presso i quali ha acquistato le materie prime (ha quindi sostenuto dei costi, dato che ha pagato i suoi fornitori), e al momento della vendita ha emesso fattura, generando dunque un’entrata. Nel caso che coincidano i tempi fra emissione di fattura e pagamento incassato, e ricezione fattura e pagamento effettuato, l’utile d’esercizio e il cash flow coincidono.

Questo significa dunque che il cash flow è un calcolo dell’utile “allargato”, dato che tiene conto anche dei pagamenti che si spostano nel tempo: questo fatto può rendere piuttosto complicato il calcolo del cash flow, infatti ci sono innumerevoli casi in cui i momenti finanziari ed economici ed economici non coincidano: pensiamo anche solo alle rimanenze di magazzino, si tratta di merce per il quale l’imprenditore ha già sostenuto i costi per acquistarla, ma è merce che non ha ancora generato alcuna parte positiva di reddito, contribuendo quindi a rendere negativo il flusso di cassa; un altro esempio (forse il più comune e diffuso) possono essere i clienti ai quali vengono venduti i prodotti e chiedono una dilazione di pagamento. Anche qui l’entrata non coincide con il ricavo.

Il flusso di cassa si suddivide infine in tre sottocategorie: il cash flow operativo, che rappresenta il risultato della gestione caratteristica; il cash flow per l’impresa, che rappresenta il flusso di cassa rimanente, o disponibile per tutti gli investitori (azionisti e obbligazionisti), successivamente alle dovute operazioni dell’impresa stessa; infine si parla anche del cash flow per gli azionisti, e rappresenta solo quella parte di flusso di cassa che spetta agli azionisti.

Categorie: Finanza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *