Il margine di struttura è un valore che viene calcolato in fase di analisi di bilancio, si tratta di un dato imprescindibile per valutare quanto l’azienda abbia finanziato le attività immobilizzate con capitale proprio oppure con capitale di terzi.

Come si calcola

Il margine di struttura si calcola facendo la differenza fra il capitale proprio, che è rappresentato dal capitale apportato direttamente dai soci in una società (o quello del proprietario in un’impresa individuale), e le attività immobilizzate, che in bilancio sono rappresentate da tutti gli investimenti messi in atto in immobilizzazioni.

È subito chiaro che viene calcolato per valutare le modalità di finanziamento per le immobilizzazioni.

Il margine può assumere un valore positivo, nullo o negativo. Un margine di struttura positivo indica che il capitale proprio è superiore alle attività immobilizzate. Il margine di struttura segnala infatti se le fonti finanziate nel medio lungo periodo sono sufficienti a coprire il valore degli investimenti destinati a restare in azienda.

A cosa serve il margine di struttura

È un indicatore che viene calcolato per scoprire qualcosa di più sull’equilibrio patrimoniale dell’azienda: per essere accettabile il margine di struttura deve assumere un valore positivo, o per lo meno non nullo. Se questo vincolo è rispettato, contabilmente significa che il capitale proprio dell’azienda è stato utile a finanziare gli impieghi a medio lungo termine (le attività immobilizzate), e in più è stato utilizzato a coprire anche parte del capitale circolante.

Nella realtà aziendale il margine di struttura è difficilmente positivo: le aziende preferiscono sempre di più finanziare gli investimenti a lungo termine (come le attività immobilizzate) solo in parte con il capitale proprio, e ricorrere ad un finanziamento a lungo termine, aumentando così le passività consolidate.

Ricorrere in una misura eccessiva al capitale di debito per finanziare gli investimenti a lungo termine può essere rischioso: solitamente in contabilità aziendale si stabilisce che è consentito ricorrere al capitale di debito per finanziare le attività immobilizzate, per un importo che non dovrebbe superare un terzo del valore. In altre parole non si considera quella società particolarmente indebitata. Se invece le passività consolidate superano i due terzi del valore delle attività a lungo termine, la società è eccessivamente indebitata, e rischia di andare incontro a diverse criticità finanziarie e patrimoniali.

Si usa calcolare anche il margine di struttura secondario: se il primario è dato dalla differenza tra il capitale proprio e le attività immobilizzate, quello secondario si calcola valutando la differenza tra il capitale proprio sommato al capitale di debito a medio/lungo termine e le attività immobilizzate. In sostanza si aggiunge il capitale di debito consolidato al capitale proprio: si parla infatti di margine dato dalla differenza tra il capitale permanente dell’azienda e le attività immobilizzate. Viene anche detto margine di struttura globale, oltre che secondario. Questo margine consente di valutare la capacità del totale delle fonti permanenti (quelle a medio lungo termine) di finanziare le attività consolidate.


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