Nel mondo della finanza esistono due tipologie differenti e distinte di capitalizzazione: quella semplice e quella composta. La prima viene utilizzata per operazioni che hanno un arco d’azione di breve periodo, mentre la seconda viene applicata quando bisogna attuare prassi di medio termine.

Che cosa è la capitalizzazione

Il termine capitalizzazione ha un doppio significato:

  • In ambito bancario identifica il valore di mercato totale delle azioni di una società per azioni quotata
  • Nell’ambito della matematica finanziaria è quell’operazione che viene utilizzata per comprendere e prevedere quale sia in futuro (sia immediato e che dilatato) il valore di un capitale che è disponibile oggi. Si tratta di un processo diametralmente opposto alla attualizzazione con la quale si indaga – partendo dal capitale presente – quale fosse quello passato.

La precedente definizione può essere letta anche secondo un secondo punto di vista in cui la capitalizzazione è intesa dal punto di vista del mercato come l’insieme di tutti i titoli quotati, mentre con riferimento ad una società è il prodotto della moltiplicazione tra le azioni in circolazione e il prezzo singolo.

Calcolare questo aspetto è facile dal momento che è solamente necessario applicare la legge finanziaria di capitalizzazione secondo l’equazione che segue:

M (t) = F (c, t)

In cui C= capitale attuale, M=Montante e t= tempo generico futuro.

Al di là del semplice calcolo, la capitalizzazione è fondamentale poiché ad essa viene associato un regime finanziario. In fondo il grande Albert Einstein ha definito questo calcolo come la scoperta più rivoluzionaria di tutti i tempi….quasi l’ottava meraviglia del mondo.

Capitalizzazione a interesse semplice e composto

Per comprendere a fondo la distinzione sopra illustrata è opportuno chiarire nello specifico il concetto di interesse: il tasso d’interesse è infatti identificabile con il prezzo del denaro. Partite dal presupposto che il denaro sia una risorsa scarsa e per questo una porzione di persone sempre più elevata abbia la necessità di chiederne in prestito. Questa operazione è resa possibile da altri individui – sia privati che pubblici – che sono in grado prestarli ad un determinato costo. Il sovrapprezzo con cui viene ceduto il prestito è il tasso d’interesse.

Se fino a questo punto è tutto chiaro, è facile comprendere il tasso d’interesse quando si parla di capitalizzazione composta.

È possibile dividere il regime finanziario ad interesse tra quello semplice e quello composto. Nel primo caso si intende quella proporzione in cui l’interesse cresce di pari passo con il passare del tempo. Il regime finanziario a interesse composto invece prende in considerazione intervalli di tempi distinti, al termine del quale viene quantificato l’interesse maturale. Questo deve essere aggiunto al capitale pre-esistente per poter effettuare delle previsioni per il periodo successivo

Facciamo un esempio pratico per comprenderne le implicazioni: supponiamo che Paolo chieda in presto di Carlo 10 euro ad un tasso di interesse annuo del 20%. Alla fine di questo tempo, se tutto procede come sperato, Carlo dovrà ricevere indietro 10 euro + 2 euro di interesse. Dopo due anni Carlo calcolerà il tasso di interesse su 12 euro (incasso anno 1) ottenendo 12 euro + 20% di 12 euro.


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