Di sicuro una tra le più affascinanti e ricercate condizioni economiche in tutte le branche delle scienze che si occupano di finanza e impresa, quello dell’equilibrio è un concetto che indica in maniera univoca una condizione ottimale di stabilità per il funzionamento di un mercato o di un indice economico.

In ogni proiezione teorica, in ciascuna grande legge delle scienze economiche, più o meno astratte che siano, il raggiungimento di un punto di equilibrio è spesso l’obiettivo primario e la tendenza verso la quale cercare di aggiustare il tiro.

In economia aziendale vi sono naturalmente svariati possibili equilibri da tenere a mente, ma quelli che ci interessano in questo momento sono due: l’equilibrio economico e l’equilibrio finanziario.

L’equilibrio economico di un’impresa si attesta là dove il reddito stimolato dalle vendite supera il costo complessivo della produzione. In questo modo l’azienda è in buona salute e tutti gli investimenti sono ripagati sufficientemente, compreso il rischio d’impresa dell’investitore.

Per quanto riguarda l’equilibrio finanziario, invece, il discorso è diverso. Difatti in questo caso non si tratta di un valore economico legato al ciclo produttivo, ma di una previsione rispetto all’andamento futuro dell’impresa.

Che cosa è l’equilibrio finanziario

L’equilibrio finanziario può essere definito come quella condizione ottimale nella quale l’impresa ha la possibilità di assicurare ai propri fornitori, ai propri creditori e ai dipendenti che la gestione finanziaria dei flussi di denaro permettono di pagare tutte le spese contabilizzate per un certo momento nel tempo.

Si tratta, in definitiva, della capacità di un’azienda di assicurare la propria tenuta finanziaria a fronte di tutti gli impegni economici e gli investimenti attivati nel breve periodo.

Se da un lato una gestione poco attenta delle finanze di un’impresa può portare a non avere risorse sufficienti per pagare i propri fornitori, in alcuni casi anche un eccesso di liquidità può provocare gravi danni all’azienda.

Questo avviene quando ci si distanzia troppo dall’equilibrio finanziario in termini accumulativi. Per fare un esempio, un istituto di credito che si ritrovi ad accumulare una quantità eccessiva di liquidità nelle proprie casse non potrà beneficiare al meglio di quelle risorse, che resteranno nell’immobilismo più totale nelle casse dell’azienda, in una condizione di sotto-utilizzo e quindi senza rendere alcun ricavo.

Come funziona

Mentre nel caso dell’equilibrio economico il calcolo di un valore ottimale è reso più semplice dalla presenza di dati già aggregati su costi e ricavi, nel caso dell’equilibrio finanziario la valutazione ha un carattere più dinamico e variabile, visto che una previsione di rischio può rivelarsi sbagliata o un investimento può rendere meno di quanto preventivato.

L’equilibrio finanziario va quindi ricercato con una gestione oculata e previdente, mantenendo spazio per un buon margine di errore e cercando di non improvvisare scelte non adeguatamente ragionate.

In ogni caso, data la natura eventualmente confliggente tra equilibrio finanziario ed economico, sarebbe sempre importante mantenere un bilanciamento tra le spese e i ricavi senza per questo dover rinunciare a compiere scelte importanti richieste dalla contingenza, come può rivelarsi un investimento in un nuovo settore o l’acquisto di un nuovo macchinario approfittando di un momentaneo e improvviso abbassamento dei costi.


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