L’imposta di registro è un contributo molto particolare. La necessità di chiarezza e trasparenza su determinate operazioni fiscali ha portato alla sua nascita.

Oltre a capire quali sono le origini dell’imposta di registro, le modalità e le sedi in cui essa viene applicata; cercheremo, facendo qualche esempio pratico, di capire le variabili che portano quest’ultima a diversificarsi da caso a caso.

Imposta di registro esempi

Quali sono le origini dell’imposta di registro? Nasce anticamente, dall’esigenza sentita dai cittadini di creare un registro pubblico, all’interno del quale, venissero annotate e trascritte tutte le operazioni fiscali inerenti ad operazioni di acquisto e vendita, in particolar modo di immobili, con la finalità che queste ultime potessero non essere cambiate, in particolar modo la data e il contenuto. Il luogo nel quale il registro viene conservato è l’agenzia delle entrate. Da queste operazioni di trascrizione e registrazione deriva quindi un’imposta.

L’imposta di registro, tecnicamente, appartiene alla categoria delle imposte indirette, a farle compagnia c’è l’Iva. Tuttavia le azioni sottoposte ad Iva non scontano l’imposta di registro dato che quest’ ultima è alternativa all’Iva. Quindi può essere presente o l’uno o l’altra ma non tutte e due insieme.

Quali sono le modalità in cui avviene la registrazione dell’imposta? E’ molto semplice. Occorrono due copie dell’atto da presentare all’ufficio di registro. Di queste due copie, una rimane all’interessato. Le copie in realtà sarebbero tre, ma una dato che è in carta libera, non viene considerata. La copia in carta libera serve per gli atti pubblici o le scritture private.

Esempi imposta di registro

Facciamo ora qualche esempio. Partiamo dall’imposta sugli immobili acquistati all’asta.

In questi casi, le imposte sul registro vengono scontate. Lo sconto è previsto anche sull’imposta ipotecaria e catastale. Ma tutto ciò a condizione che l’acquirente da contratto rivenda l’immobile entro 24 mesi. L’agevolazione fiscale è relativa sia alle persone fisiche che giuridiche. Cosa accade invece se l’immobile non viene venduto? Semplice! L’acquirente allora sarà tenuto a versare la somma intera prevista dall’imposta con in più a carico sanzioni e interessi sulla mora.

Vediamo ora un altro esempio classico. Quello dell’imposta di registro sulla locazione di fabbricati da parte di imprese costruttrici.

In questi casi il regime fiscale varia continuamente in rapporto alla tipologia del fabbricato preso in considerazione. Se il fabbricato, ad esempio, è ad uso abitativo, l’imposta di registro è del 2%. In alternativa si può applicare l’Iva con un’aliquota del 10%. Se invece abbiamo un fabbricato strumentale, ovvero ad uso esclusivo professionale o di impresa, l’imposta di registro risulterà dell’1%. Anche in questo caso, in alternativa si può applicare l’Iva. L’aliquota sarà a norma di legge del 21%.


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