La product governance entrerà in vigore parallelamente all’introduzione di Mifid II, grazie a cui il sistema di protezione e tutela della clientela verrà ulteriormente migliorato.

In questo articolo analizziamo cos’è il product governance, e quali sono i cambiamenti più importanti che saranno apportati al mercato con la nuova normativa Mifid II.

Product governance cosa è

La product governance rappresenta una novità che verrà introdotta con l’arrivo di Mifid II e si propone come obiettivo quello di garantire una maggior tutela degli investitori imponendo agli intermediari finanziari di adottare un preciso codice organizzativo per quanto riguarda la creazione e la distribuzione di prodotti finanziari.

A differenza della precedente normativa Mifid, con l’introduzione della product governance, si farà in modo che l’azione di tutela del cliente venga anticipata. Attraverso un lavoro di trasparenza e chiarezza riguardo il ciclo di vita del prodotto, che partirà sin dal momento della sua ideazione, e culminerà con la sottoscrizione da parte del cliente.

Nella normativa attuale, l’azione di tutela del cliente avviene sempre nella fase finale del processo di vendita. Con Mifid II, e in particolare con la product governance, avviene un cambiamento radicale.

Statisticamente, secondo i dati pervenuti dall’UE, sono tantissimi i casi di investimenti inadeguati. Ed è proprio la consapevolezza di questi dati che ha spinto verso il cambiamento della normativa attraverso l’introduzione di Mifid II.

Cosa cambierà con Mifid II

Le modifiche di Mifid II andranno ad impattare su tutto, in particolare su quattro macro aree organizzative. La prima di queste quattro macro aree è quella relativa agli incentivi.

Sul tema degli incentivi Mifid II darà la possibilità di scorporare la parte che spetta ai distributori, non sempre giustificabile in termini di beneficio tangibile verso il cliente, dalla commissione che effettivamente è stata richiesta. Un’azione che, si spera, possa porre fine a tutti i potenziali conflitti di interesse potenzialmente presenti sul mercato.

L’altra macro area, soggetta al cambiamento, è quella relativa all’adeguatezza. Vi sarà un controllo dettagliato dei prodotti immessi sul mercato affinchè si verifichi che siano perfettamente in linea con la domanda del target di riferimento. Il cardine attorno al quale ruota tale punto consiste nel mettere la clientela, ed in particolar modo la preferenza della clientela riguardo una particolare tipologia di investimento, al primo posto. Il tutto è finalizzato a far diminuire la percentuale di rischio.

La terza macro area riguarda la trasparenza dei costi e dei servizi offerti. Quali che siano i costi o le spese, bisognerà far sempre chiarezza su questi ultimi. Il far chiarezza sui costi, tramite specifici report, potrebbe portare ad un aumento di questi ultimi, a causa dell’aumento di dati per completare documenti di reporting ex ante. Nella precedente normativa, i costi potevano essere celati dietro appositi Nav, ora dovranno essere esposti chiaramente attraverso apposite schede di report.

Infine, troviamo la quarta macro area relativa alla competenza. Chiunque offra un servizio di consulenza dovrà rispondere a determinati requisiti considerati minimi. Verranno istituiti corsi periodici di formazione, per far sì che, chiunque svolga il ruolo di consulente finanziario lo faccia nel miglior modo possibile e tuteli gli interessi dei propri clienti.


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