Solo negli ultimi anni la legislazione italiana in materia di diritto d’impresa ha iniziato a tenere conto del più recente e interessante fenomeno di gestione d’impresa ad essersi affermato sui mercati internazionali: quello della start up innovativa.

La nuova legislazione in appoggio alle start up innovative non si applica certo a tutte le imprese aperte da poco, ma solo a quelle realtà che dimostrino un carattere marcatamente innovativo nel panorama economico nazionale, quelle imprese cioè che si basano fortemente sulla ricerca e sullo sviluppo di soluzioni altamente tecnologiche. Per quanto riguarda i settori di applicazione, tuttavia, la più recente riforma non ha limiti evidenti, essendo allargata a qualunque ambito economico, dalla produzione manifatturiera all’innovazione digitale.

Ovviamente, data l’impostazione strutturale della forma aziendale delle start up, una delle materie centrale trattate dalla legislazione nazionale riguarda le modalità di finanziamento. Le elevate spese di gestione e i costi immediati di ricerca e sviluppo, uniti ai bassi ricavi maturabili nelle prime fasi produttive, rende queste tipologie di imprese tra le più dipendenti da imponenti investimenti esterni, e quindi necessariamente legate al sistema creditizio.

Start up innovativa cosa è

start up innovativa

Start up innovativa con Alessandro Bergami

Innanzitutto vediamo però di cosa stiamo parlando quando ci riferiamo a delle start up innovative. In Italia con questa formula ci si riferisce a tutte quelle compagnie, incluse quelle a forma cooperativa e le società a responsabilità limitata, aperte da pochi mesi e che non siano inserite in alcun listino sul libero mercato.

Queste imprese devono naturalmente soddisfare anche altri requisiti per poter essere iscrivibili nel novero delle start up innovative. Oltre ad essere state fondate da meno di cinque anni, devono avere quantomeno un dipartimento produttivo sul territorio nazionale.

Il loro fatturato annuo non può superare i cinque milioni di euro e non devono distribuire dividendi agli investitori, dato che si suppone che la totalità dei ricavi sia utilizzata per incrementare gli investimenti produttivi e per accrescere il capitale d’innovazione tecnologica.

Oltre alla preminenza delle voci di spesa legate alla ricerca e sviluppo, il carattere d’innovazione di queste aziende viene dedotto da alcuni parametri facilmente identificabili. La definizione di start up innovative è legittima se almeno un terzo dei dipendenti è rappresentato da dottorandi e ricercatori universitari, o se almeno i due terzi della stessa è composta da persone con un master all’attivo. Oppure se il proprietario e fondatore dell’impresa ha depositato un brevetto, compresi quelli a carattere immateriale come per esempio quelli per

Finanziamenti a start up

Sono moltissime le banche che offrono pacchetti di investimento pensati appositamente per le start up innovative e il numero dei prodotti finanziari di questo tipo è in continuo aumento. Sempre più imprese ricorrono alle forme di finanziamento legate al microcredito per permettersi investimenti che altrimenti sarebbero stati loro preclusi. Il microcredito infatti è una forma di finanziamento dai requisiti estremamente abbordabili, anche per un soggetto economico nato da poco e senza le garanzie necessarie per accedere al mercato del credito vero e proprio. La gran parte delle start up innovative infatti non ha risorse e garanzie sufficienti per assicurarsi un prestito di un certo valore, mentre con il microcredito questo ostacolo è facilmente sormontabile.

Sei una start up? Rivolgiti ad Alessandro Bergami che ti accompagnerà nell’accesso al credito e al finanziamento per raggiungere i tuoi sogni.


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